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“Con un legame stretto, forte, viscerale per ciò che è la materia, la mia ricerca tende a portare avanti un discorso sulla pittura che possa essere in grado di creare un alfabeto narrativo, comunicativo, interpretativo e re-interpretativo il più lato ed inclusivo possibile. Inseguendo istintivamente, ludicamente e in modo fortemente inventivo un surrealismo che fa incetta sia dei riferimenti più strettamente storici, sia, e soprattutto, delle fonti contemporanee – spesso non necessariamente legate all’arte -, e passando attraverso la lezione data dalla natura, non pongo nessun limite al tipo di immagini che, di volta in volta, mi appresto a rappresentare. In tal modo, cerco di dare a queste ultime vita e corpo attraverso vari mezzi e strumenti, indipendentemente dal fatto che questi possano essere tele, colori ad olio, pastelli, bitume, cenere, cera, il muro di una parete, un pezzo di legno e cosi via. Da un personale punto di vista, la conseguente mancanza di una definizione esatta e “scientifica” (soprattutto dal punto di vista tecnico), se vogliamo, del lavoro, anziché affermarsi come una caratteristica negativa, diventa una faccenda importante nella costruzione/decostruzione/ricostruzione di un universo con tutti i suoi pro e contro, diramazioni e declinazioni. Come una sorta di latente e, per tal motivo, paradossale, equilibrio. Tutti questi elementi, rappresentano la base necessaria alla costituzione di un macrocosmo a cui costantemente mi affido, e che lentamente, con tutti i vantaggi e gli svantaggi del caso, continuo, col tempo, a tentare di far emergere, utilizzando tutte le energie a mia disposizione, afferrando ogni influenza, ogni suono, ogni parola, ogni musica, ogni colore, ogni significante e significato, in maniera diretta o indiretta. Per tutte queste motivazioni, un mondo che vive principalmente attraverso il medium della pittura e, necessariamente, non trova un corrispettivo stretto nel concreto o nell’astratto, nel metafisico o nello scientifico, nell’umano o nell’animale, nell’animato o nell’inanimato, ma risulta sospeso in tutte queste dimensioni, e che risolve nell’incertezza di una continua crescita, nella implicita consapevolezza di una giusta impossibilità a raggiungere un approdo finale, la giustificazione alla sua stessa esistenza.”

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